Le riserve nell’opera pubblica

Molte Amministrazioni si trovano oggi ad affrontare l’annoso problema delle “ riserve “ nell’opera pubblica, le quali spesso costituiscono rallentamenti alla procedura di realizzazione dell’ Opera stessa, con conseguente aggravio economico o modifica dell’iter procedurale tecnico ed amministrativo. Senza richiamare l’art. 191 DPR 207/2010 il quale succede alla emanazione dell’art 31 del CSA LL.PP DM 145/2000, appare opportuno comprendere la portata della riserva quale giusta causa vantata dall’appaltatore, oppure in alcuni casi situazione di ostacolo al cronoprogramma di esecuzione lavori.

Il concetto di “riserva” va inquadrato nella sua giusta collocazione come utile e costruttivo momento di dialogo e confronto e non come introduzione di elementi valutativi che spesso vedono le PA in difficoltà nella procedura delle controdeduzioni da apporre sui registri di contabilità. Quindi spesso la giusta opportunità offerta dal Regolamento, si traduce in una contrapposizione tra la Stazione Appaltante e l’Appaltatore, che sfocia o nell’accordo bonario o nella risoluzione contrattuale, unilaterale o consensuale. Per queste motivazioni, la tempestività, la giusta motivazione ed un coerente importo dei costi aggiunti, debbono essere valutati attentamente e con scrupolo dalla Committenza Pubblica, intervenendo se necessario ad una puntuale e competente contestazione della “riserva” che sia nel merito e non sommaria. Reclamare errori al progetto, varianti imposte, ritardi su ordini di servizio, imprevisti sopraggiunti, costituiscono alcune delle motivazioni che sfociano nelle riserve dell’Appaltatore.

Per tutelare la PA necessita rimettere al centro della procedura il progetto esecutivo o quello definitivo nel caso dell’appalto integrato. L’Ente prima di appaltare deve costituire una “cabina di regia” interna/esterna nella quale approntare una puntuale verifica della documentazione da porre a base di gara, cercando concepire il momento della validazione no come un mero atto conseguenziale, bensì il momento focale, fissando la figura del coordinamento della validazione come supporto di qualità alla procedura dell’appalto, soprattutto valutando ogni possibile fattore che potrebbe sfociare in riserve strumentali ed inadeguate che vedono soccombere l’Ente stesso in transazioni spesso inopportune.

Di | 2016-10-31T16:11:28+00:00 16 giugno 2015|Categorie: Codice appalti|0 Commenti

Sull'autore:

Architetto e titolare dello studio di architettura Ermanno Mencarelli & Partners, esperto nei temi dell’edilizia pubblica e dell’urbanistica.

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